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giovedì 16 giugno 2011

Il '900 e i razzi

L'invenzione del razzo è fondamentale non solo in campo bellico ma anche per lo sviluppo dell'aeronautica e per la possibilità di affrontare viaggi spaziali.Prima del XX secolo, Alessandro Dimitrevic Zassiadko generale russo e scenziato aveva costruito razzi militari con combustibile a polvere.Il primo esempio di missile con motore endotermico a propellente solido si ritova nel progetto di Nikolaj Ivanovic Kibalcic.In questo campo Tsiolkowski recita un ruolo da protagonista ponendo le basi per la teoria del moto di un razzo considerato come un corpo a massa variabile; dobbiamo anche ricordare i contributi dell'americano Goddard e del tedesco Oberth.Proprio in Germania durante la seconda guerra mondiale Wernher von Braun progetta armi e razzi aerei dalla grande potenza distruttiva:ad esempio possiamo citare i Fieseler Fi 103(V-1) con pulsoreattore oppure il più acanzato V-2, una volta passato agli americani svilupperà il razzo Redstone.

Goddard
Werhner von Braun

domenica 12 giugno 2011

La rivoluzione industriale

Prima di tutto ritengo doveroso citare ciò che succede in Piemonte:nel periodo 1703-1705 l'artiglieria ducale sabauda aveva subito ingenti perdite di materiale bellico,così il re Vittorio Amedeo II dirama in data 23 marzo 1726 un Regio Viglietto per la costituzione di nuovi inventari dell'artiglieria.A seguito di un nuovo Viglietto emanato da Carlo Emanuele III(24 marzo 1731), il commendator D'Embser viene incaricato di redigere un nuovo vocabolario di Artiglieria:"Dizionario istruttivo di tutte le robbe appartenenti all'artiglieria". In particolare la fucina delle canne di cui parla D'Embser è quella progettata da Antonio Bertola nel 1715.Dal 1760 la tenivellatura delle canne, nell'arsenale di Torino, viene compiuta utilizzando la forza idrica di una grossa ruota a pale; la macchina utilizzata inizialmente solo in Piemonte verrà copiata e diffusa in tutta Europa. Da ricordare inoltre il perfezionamento dei laminatoi da parte di Henry Cort.
Negli arsenali di mare e di guerra nascono le prime discipline tecnologiche e divengono la scommessa per una innovazione tecnologica.Nel 1738 Carlo Emanuele III ordina la ricostruzione dell'arsenale sulla base del progetto del capitano d'artiglieria Antonio Felice De Vincenti; l'anno successivo l'arsenale diventa sede delle Scuole teoriche e pratiche di artiglieria e fortificazioni.

giovedì 2 giugno 2011

Il Rinascimento

L'"Arte della guerra "di Vegezio  è per tutto il Medioevo un riferimento ma i suoi contenuti tecnologici rimangono del tutto secondari. A partire dal Rinascimento le macchine belliche vengono descritte con maggiore spirito critico e le descrizioni appaiono molto più realistiche.Tra i maggiori protagonisti possiamo certamente citare Roberto Valturio e il suo "De re militari"(1450) che si riallaccia per il tema della modularità delle attrezzature militari a Guido Da Vigevano e al suo "Texaurus"(1340).

Inoltre non vanno dimenticati:
Francesco di Giorgio, Trattati di ingegneria civile e militare, 1480 ca.
Anonimo, Manoscritto della Guerra Hussita, 1430 ca.(fine Medioevo)
Mariano di Jacopo detto il Taccola De rebus militaribus(o De machinis libri X), 1449 ca.

L'antichità e il Medioevo

A fianco dell'ingegneria del costruire e dell'organizzare, nella società antica e in modo particolare nel mondo dei romani, non poteva mancare l'ingegneria del fare la guerra.Così sono tante e diversificate le macchine belliche che vanno a costituire l'arsenale romano.Rivestono un ruolo fondamentale nelle guerre le macchine in grado di scagliare grandi massi a distanze ragguardevoli come la catapulta o il trabocco che può essere considerata l'ultima grande macchina medievale prima dell'avvento delle armi da fuoco.

Tra i trattati medioevali vanno sicuramente ricordati:
Vegezio "L'arte della guerra" IV sec d.c.
Anonimo romano "De rebus bellicis" IV-V sec d.c.
Konrad Kyeser "Bellifortis" 1395-1405

lunedì 30 maggio 2011

Cronoline

Nel corso degli anni l'ingegneria militare è progressivamente diventata sempre più importante grazie anche a un miglioramento delle tecniche, così in questo link sono riassunte le principali tappe di questa evoluzione.

martedì 12 aprile 2011

Le prime macchine da guerra del mondo antico: i carri assiri.

La Mesopotamia, terra tra i due fiumi, Tigri ed Eufrate, fu la sede della civiltà assira (II millennio a.C.). Il nome degli Assiri derivava dal dio Assur e Assur era anche il nome della capitale, circondata da mura imponenti con 13 porte. Erano molto bellicosi, per primi adottarono armi e armature di ferro (corazze, elmi, scudi), la cavalleria, le macchine da assedio come arieti e torri da combattimento.Gli assiri famosi per la loro abilità in battaglia  trattavano con agghiacciante ferocia i popoli vinti in battaglia e se ne vantavano. Ecco l'impressionante testimonianza lasciataci da un re: "Costruii un tumulo davanti alla porta della città, scorticai tutti i capi dei ribelli, ricoprii il tumulo con la loro pelle. Passai a fil di spada 600 guerrieri, diedi alle fiamme 3000 prigionieri. Ad alcuni prigionieri tagliai le mani e le dita, ad altri il naso e le orecchie, a molti cavai gli occhi".Tra le loro invenzioni in campo bellico riveste un ruolo di primaria importanza il carro trainato da cavalli.Il carro è di tipo leggero, con un guidatore armato di arco e un combattente fornito di scudo e giavellotto.
I carri  hanno il vantaggio della mobilità e lo sfruttano entrando ed uscendo velocemente dalla distanza utile di tiro: questo movimento porta gli avversari a sprecare gran parte dei propri proiettili e disordinare la propria formazione, inoltre hanno un grande scudo fissato nella parte posteriore in modo da proteggere l'equipaggio nella fase di allontanamento dopo il tiro.Il tiratore si appoggia con il braccio sinistro e con lo scudo alla spalla sinistra del guidatore e tira quando il carro curvando è parallelo al fronte nemico, sfruttando anche la velocità del carro per imprimere maggiore forza al proprio lancio. In guerra la carica dei carri è travolgente e i nemici  sono una massa informe che cerca scampo nella fuga.